Video di youtuber romano sul centro storico «buio e pericoloso», Municipio e abitanti: «Infangata l’immagine dei carruggi per qualche click»

Un pugile romano, alcuni elementi di un’agenzia di guardaspalle della capitale e un gruppo di volontari autoctoni vanno a riprendere i pusher di notte puntandogli le telecamere in faccia e siccome questi gli gridano contro raccontano una Genova «buia e pericolosa», poi puntano le telecamere su una senza fissa dimora fragile. Si ribellano il presidente del Municipio Andrea Carratù e il presidente dell’associazione Via del Campo e Caruggi, Christian Spadarotto: «Vergogna!»

Tutto nasce dai canali social di un pugile romano ultracinquantenne denominati “Scuola di Botte”. L’uomo dal 2017 produce video prima parlando di boxe, poi mostrando le realtà più dure di alcune città, Roma in primis, puntando sugli aspetti più squallidi dei vari luoghi. Si tratta di Simone Cicalone, che in realtà non incita alla violenza. Anzi, ridimensiona attraverso i suoi video i miti criminali di certi giovani e sfotte i seguaci di krav maga, mettendo in guardia dagli insegnanti di varie tecniche di autodifesa che promettono ai loro allievi che impareranno come reagire alle aggressioni in poche facili lezioni. In qualche intervista reperibile in rete racconta di essersi preso la missione, l’opera sociale” di raccontare i combattenti urbani, fino ad arrivare alle “vite miserabili” dei boss. L’approccio non è negativo, anzi. Girando l’Italia per i suoi video, spiega di voler mettere sotto gli occhi di tutti degrado e problemi, spiega che non basta un arresto o un Tso per cambiare volto ai luoghi degradati e che serve, invece, la costante presenza di assistenti sociali e psicologi.

Detto questo, l’approccio a Genova e al suo centro storico e quanto diffuso nel primo video dedicato alla nostra città è disastroso: «Siamo stati a Genova per raccontare i famigerati vicoli del centro di Genova, da sempre temuti dagli abitanti e dai turisti, luoghi angusti dove ad ogni angolo è possibile fare un incontro poco piacevole – scrive Cicalone nelle didascalie dei video -. Ci siamo fatti un giro con un gruppo eterogeneo di ragazzi di Genova, ma ad un certo punto la tensione è salita e sono arrivati i soliti kamikaze che volevano impedirci di passare per certe strade».
Quel che appare è tutt’altra cosa. Il gruppo guidato da Cicalone si muove nel centro storico come un esercito composto quasi esclusivamente da uomini ben piantati e punta subito in via San Luca, all’incrocio con vico del Serriglio che porta a Caricamento. Lì le telecamere riprendono subito in faccia degli stranieri alcuni dei quali sono pusher della zona. Ovviamente, questi non ci stanno. Ma probabilmente non ci starebbero nemmeno se fossero casalinghe al ritorno a casa con le borse della spesa oppure operai a fine turno. Ne nasce un battibecco durante il quale alcuni stranieri cercano di allontanarsi per sfuggire alle telecamere. Alcuni ragazzi del codazzo genovese del pugile e dei guardaspalle professionali sfuggono al controllo di Cicalone, perdono la trebisonda, assediano i pusher, continuano a inseguirli nonostante le proteste di questi. Cicalone e i guardaspalle li fermano e li allontanano. Il pugile, poi, li rimprovera, spiegando loro che potrebbero avere un coltello e se uno di questi dovesse usarlo «chi piglia piglia». Un tentativo di didattica che chissà se ha sortito qualche effetto e se ha lasciato tracce nelle testoline dei componenti del branco.
Poi l’intervista a una donna straniera ubriaca che dorme per terra, ripresa in una condizione misera, privata completamente della dignità, sbattuta sul video come il mostro in prima pagina. È principalmente questo il motivo per cui non linkiamo il video: viola una serie di regole della deontologia professionale dei giornalisti (chi scrive questo articolo lo è) e anche la privacy delle persone riperse che non abbiano firmato una liberatoria nelle loro piene facoltà. La donna, certamente, non è in sé. Tra tutte le persone straniere solo una, uno straniero, che evidentemente lo ha chiesto, magari minacciando querela (non lo sappiamo, ma lo riteniamo probabile) è stato pixelato.
Il pattuglione guidato dal pugile, preceduto da Cicalone e dai guardaspalle grandi come armadi, ferma anche alcuni stranieri che camminano. Uno di loro dice che sta tornando dal lavoro e di lasciarlo stare. Si capisce che si sente circondato da quei marcantoni e ha paura, vorrebbe sfilarsi, ma quelli continuano a pararsi davanti a lui e a riprenderlo.
Per noi non è solo una questione di regole deontologiche, ma di rispetto delle persone e di sensibilità. Vero che quando viene ripresa la donna si parla del progetto di una parrocchia di assistenza ai clochard, ma questo non serve certo a renderle dignità. Vero che Cicalone spiega che la sua intenzione non è quella di fare ronde come i suoi seguaci social spesso chiedono, ma nel video si vede che alcuni dei partecipanti fermano e inseguono le persone, magari anche solo per parlare con loro. Chiunque si sarebbe spaventato trovandosi davanti tutti quegli uomini ben piantati che, di notte, gli sbarravano la strada.
«Seguirà nei prossimi giorni la seconda parte del video con altri elementi di disturbo» si legge sui vari canali social legati a Cicalone, oltre a Facebook anche Youtube e Instagram. L’anteprima fa intuire che il corposo gruppo di uomini che sciama nel centro storico incontri un drappello di anarchici.
Il centro storico di Genova viene descritto come una suburra, un luogo pericoloso, dove persino gli abitanti avrebbero paura di camminare. Che non è così lo ricorda il presidente del Municipio Andrea Carratù: «Diciamo che se a Genova arriva un milione e mezzo di turisti la situazione non è certo come viene descritta – dice -. Genova e il centro storico escono da questo video in maniera allucinante. Viene detto che è una delle città meno sicure, ma questo non è vero, secondo i dati ufficiali. Se queste persone, come dicono, vogliono fare un servizio alla città e a chi ci vive, sarebbe opportuno che certe cose non le facessero. Comunque ricordiamo che il centro storico ha 25.000 abitanti, per la maggior parte tranquille famiglie anche straniere, che l’Università di Genova è quella che ha la percentuale più alta di studenti stranieri d’Italia, che qui ci sono i negozi tra i più belli di Genova e sicuramente è la zona dove ci sono più ristoranti e locali, con una motiva frequentata da moltissimi giovani». Nel video si parla di movida, ma in realtà le riprese sono state realizzate in aree molto distanti dalla vita notturna della città vecchia.
«Certo che se uno va a cercare per forza il degrado lo trova – conclude Carratù – lo trova anche in piazza Navona. È stato messo su un servizio costruito appositamente per far vedere una città in preda a criminalità e degrado e non è così. Lo denuncio con forza».
Il video è stato visto anche da Christian Spadarotto presidente dell’Associazione Via del Campo e Caruggi che raccoglie gli abitanti della zona. Spadarotto su Facebook ha voluto commentare il video in maniera molto decisa: «Vergognatevi! – si legge sul suo commento -. Vi stupite del fatto che due pusher abbiano iniziato a gridare perché li stavate filmando: c’è un posto in Italia dove gli spacciatori ti offrono il caffè per ringraziarti delle riprese? Avete intervistato una Signora senza fissa dimora con evidenti problemi legati anche alla dipendenza di alcool. Persone al vostro seguito hanno fatto un teatrino per due urla messe in croce dimostrando di avere paura persino della propria ombra. Ci sbattiamo per risolvere problemi importanti e documenti come questo cancellano in pochi minuti l’impegno di tante persone che affrontano le questioni in modo costruttivo. Genova non è una “città buia”. Buia è solo l’immagine che restituite al pubblico che crede a questa falsità».


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